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MOTIVAZIONI DELLA SCELTA delle UNITA’ PASTORALI


E’ una scelta del 25° Sinodo diocesano che defi nisce così le u.p.: “Una piccola zona della diocesi nella quale si iscrivono
più parrocchie aggregate tra loro pastoralmente e servite da alcuni presbiteri che facciano possibilmente vita comune e siano gradualmente corresponsabili delle parrocchie costituenti l’u.p.”


Le motivazioni

1. Una prima motivazione: la chiesa “icona della Trinità”, è un mistero di comunione, articolata nella varietà
dei doni e dei servizi (ministeri) per l’unica missione. Le esigenze di comunione e della corresponsabilità si manifestano non solo nei rapporti tra le persone o tra i gruppi, ma anche ei rapporti tra comunità cristiane parrocchiali. E’ in gioco la “cattolicità” della nostra Chiesa.
2. C’è bisogno anche di valorizzare tutti i doni che lo Spirito suscita nella comunità, soprattutto fra i laici. Storicamente è avvenuta una indebita concentrazione di ministeri nella fi gura del prete, con la conseguente morte della molteplicità dei ministeri.
Il nostro paradigma ecclesiale è il N. Testamento, dove scopriamo una molteplicità di ministeri e doni. Quello del presbitero è la Comunione fra i diversi ministeri, la fedeltà al Signore e il discernimento dei carismi… E’ necessario avere una rete di ministeri laicali stabili, che assicuri in modo permanente le strutture di comunione, corresponsabilità e servizio di cui una comunità ha bisogno per servire il Regno e per la Missione.
3. Bisogna superare una visione clericale della Chiesa, perché la Comunità Cristiana non ruota attorno al presbitero, ma attorno al Signore Gesù Cristo,
che ha bisogno di ciascun cristiano, membra del suo Corpo, per il Battesimo, affi nché Egli continua la sua presenza di salvezza per ogni uomo oggi. Niente preti e affi liati da una parte e popolo dall’altra, passivo e obbediente. Tutti obbediente all’unico Signore, e tutti parimenti corresponsabili della Missione di
Cristo, di fare della Chiesa la sua presenza viva nel mondo, per servire ed edifi care il Regno di Dio. (I Neofi ti in Africa, il girono dopo il Battesimo, il giorno
di Pasqua si alzavano in piedi e dicevano quale era il loro posto nella comunità.)
4. Un secondo tipo di motivazioni va individuato nelle esigenze attuali della missione affi data alla Chiesa (“Quando il ritmo del tamburo cambia, cambia anca la danza”). La Nuova evangelizzazione, per essere fedele a Dio e all’uomo d’oggi, chiede interventi molto articolati e differenziati e anche innovativi, che spesso vanno oltre le possibilità della singola parrocchia. E’ diffi cile pensare che una sola parrocchia possa farsi carico di tutte le forme di evangelizzazione per ragazzi, giovani adulti, per credenti e non credenti, per il mondo della scuola, quello del lavoro, del tempo libero, della salute… La mobilità delle persone, la molteplicità che caratterizza le nostre comunità, la esigenza della personalizzazione e di incontro, le nuove sfi de poste
ai cristiani possono scoraggiare se non ci si allea, e si lavora in equipe (a cominciare dai preti, ma anche dai catechisti, dai vari operatori pastorali)
5. Un terzo motivo deriva dalla diminuzione dei preti e il progressivo innalzamento dell’età media. Ma questo non deve essere motivo per cercare soluzioni di supplenza, poco rispettose dei laici.. (che diventerebbero mezzi preti). Questa diminuzione per un certo verso è funzionale ad una riscoperta e valorizzazione dei ministeri laicali, inoltre questo fatto aiuta a far emergere una nuova fi gura di prete, che si dedica maggiormente all’annuncio, all’ Eucaristia, al discernimento pastorale e all’educazione confermazione della fede nelle diverse comunità (vedi esperienza apostolica e anche esperienza africana)